Antonio Bortone  
     
 

   Nel 160° di sua nascita (1844-2004) migliore ricordo non poteva avere il “Mago salentino dello scalpello” se non quello del riconoscimento ufficiale della sua casa natale, con l’apposizione di una lapide sulla facciata ovest della fabbrica, di recente restaurata. Una casa, dalla nobiltà delle linee architettoniche degne di un grande architetto, che la edificò nel 1595 con una ardita scala aggettante bordata di un intenso fogliame di felce che corre lungo il toro che guarnisce la fronte d’appoggio della scala, rotta da feritoie al tempo stesso lucernari e saettiere; e con un balcone a patio, posto in un angolo con tetto a tegole cadente su di una svelta colonna ottagona, che spartisce gli spazi aperti su due scorci dell’antico borgo di S.Foca. Una casa prestigiosa, extra moenia, dirimpettaia della dugentesca chiesa di S.Foca, prima matrice di Ruffano. Una casa palatiata, al civico 6 di via S.Foca, dove il 13 giugno del 1844 vide la luce Ippazio Antonio (tale il nome di battesimo) figlio di Carmelo Portone e di Anna Antonino […]. Ma il nostro scultore ben presto ritoccò i suoi dati anagrafici scegliendo il secondo nome Antonio (forse perché era nato proprio il giorno di S.Antonio da Padova-13 giugno) e tralasciando il primo nome Ippazio (impostogli forse per discendenza patronimica) e mutando il cognome da Portone a Bortone. Il tutto, crediamo, per esigenze d’arte. Infatti, a soli trentatré anni, quando la sua fama di scultore varca i confini d’Italia, la statua che lo rende famoso a Parigi (il Fanfulla) porta infisso il nome di Antonio Bortone. E ancora, Antonio Bortone è scolpito sul plinto, che regge quella famosa statua, nel testo epigrafico del prof.Brizio De Santis: Sono/ Tito da Lodi /detto il Fanfulla/ un mago di queste contrade /Antonio Bortone/ mi tramutò in bronzo/ Lecce ospitale mi volle qui/ ma qui e dovunque/ Dio e l’Italia nel cuore/ affiliamo la spada/ contro ogni prepotenza/ contro ogni viltà/ MCMXXII. La statua raffigura il Fanfulla, uno dei tredici cavalieri della “Disfida di Barletta”, ritratto ormai avanti negli anni quando orbo di un occhio e col saio domenicano faceva penitenza nel fiorentino convento di S.Marco, mentre affila la misericordia, un acuminato spadino che all’inquieto lodigiano era servito in tante battaglie. Modellata a Firenze nel 1877, l’opera è figlia della tensione tra i circoli artistici fiorentini e il Bortone, che si era prodotto, e bene, nel nudo, con il Gladiatore morente, ma non aveva ancora dato prova di sé nel drappeggio. Tale prova il Bortone la darà appunto con la statua del Fanfulla, inviata alla Mostra Internazionale di Parigi, dove però giungerà ammaccata in più parti. Invitato a ripararla, il Bortone non andò mai nella capitale francese, forse per il suo carattere che a volte lo rendeva spigoloso e quasi intrattabile. […] Comunque la statua fu esposta ugualmente a Parigi e vinse il terzo premio, previo il restauro praticato dal grande scultore napoletano Vincenzo Gemito, che si trovava nella capitale francese a motivo della stessa Esposizione. Tanto spigoloso e mutevole nel carattere, altrettanto continuo, però, puntuale e riflessivo nella composizione delle sue opere, che studiava profondamente documentandosi sempre sulla storia dei personaggi che andava modellando, fino a tormentarli, quasi, perché parlassero di sé. Sotto questo profilo l’opera più sofferta rimane il monumento a Sigismondo Castromediano, il bianco duca di Cavallino, condannato alle patrie galere ad opera dell’intendente di Lecce barone Carlo Sozy Carafa. Ma le due figure, antitetiche sul piano politico, avevano aiutato, in tempi diversi, il Bortone a percorrere le tappe della sua carriera artistica, talchè l’impianto del monumento le richiamava entrambe alla mente dell’artista, che finì per raffigurare, come ognuno sa,  il Castromediano nell’atto di levarsi dalla sedia per offrire le sue “Memorie” ad un ospite che lo visita, che potrebbe essere lo stesso Carafa, non più tutore di un’autorità ma semplice cittadino, che rende omaggio all’antico avversario, alla presenza della Libertà, nelle nobili fattezze di una matrona seduta ai piedi del plinto del monumento, e della Gloria, simboleggiata da un’aquila che lascia cadere la catena di forzato sul blasone dell’antico casato dei duchi di Limburg. […] Per il Fusco, Antonio Bortone riassume prodigiosamente, con ritmo severo ed alato, le nostre glorie; per il Vacca, il motto del Bortone è nulla dies sine linea.Alla sua morte, che lo colse il 2 aprile 1938, il vescovo di Lecce, monsignor Costa, in un commosso saluto pubblico su L’Ordine, scrisse: Il figlio più illustre del Salento, vanto dell’Arte, onore della Patria, si è spento nel bacio di Cristo […] Corsa di una vita di 94 anni, seminata di capolavori della mente e della mano, nei quali egli ha scolpito il suo nome per i secoli…
   Ai funerali, io c’ero. A ridosso di Palazzo Carafa, guardavo una marea di gente che attraversava muta le vie di Lecce, al tocco lugubre del campanone del Duomo. Ero a Lecce per motivi di studio. Avevo tredici anni. Non potevo allora immaginare che proprio io sarei diventato il biografo di Antonio Bortone!.

Aldo de Bernart

 

(Tratto da: “Antonio Bortone e la sua casa natale in Ruffano” di Aldo de Bernart, stampato in occasione della inaugurazione, nel 2004, della Domus Bortoniana, da parte dell’Amministrazione Comunale ruffanese).

   Fra le  numerose opere del Bortone,oltre a quelle citate, ricordiamo: il busto di Giuseppe Garibaldi, in marmo, che si trova presso il Castello Carlo V di Lecce;  presso la Biblioteca provinciale N.Bernardini di Lecce, i busti in marmo di G.C.Vanini, di Francesco Milizia, di Antonio Galateo e di Filippo Briganti; quello di Gino Capponi, presso Santa Croce in Firenze; il monumento a Quintino Sella, a Biella; il monumento a Francesca Capece, a Maglie; il monumento a Salvatore Tronchese, a Martano; il ritratto di Pietro Cavoti, in bronzo, presso il Convitto Colonna a Galatina; il monumento ai Martiri di Otranto; il monumento ai Caduti di Tuglie; il monumento ai Caduti di Ruffano;  il monumento ai Caduti di Calimera; il monumento al Sottotenente Benedetto Degli Atti, nel Palazzo comunale di Guagnano; e tanti altri.

 
     
 
 
   
Foto Sig. Giovanni Gnoni
 
     
  Antonio Bortone (13 giugno 1844 - 2 aprile 1938)  
     
 

   Nato a Ruffano, mostra ben presto attitudine per l'arte plastica, esercitata con la materia prima, l'argilla, fornita abbondantemente dai terreni del luogo natio. A dieci anni appena viene notato da Antonio Leuzzi, munifico signore di Ruffano, cui il fanciullo, in pochissimo tempo, modella un piccolo busto.
   Presentato al barone Sozi Carafa, Intendente della Provincia, è condotto a Lecce, ove, con un posto gratuito presso l'Ospizio di San Ferdinando, frequenta lo studio di Antonio Maccagnani. Verso il 1861 studia a Napoli, presso l'Istituto delle Belle Arti, quale discepolo dello scultore neoclassico Tito Angelini.    Nel 1865 si stabilisce a Firenze, dove, munito di una lettera credenziale del napoletano Marchese Casanova, si presenta a Giovanni Dupré.
   Sue opere scultoree sono conservate a Lecce (Biblioteca comunale, Teatro Paisiello), ad Otranto, a Ruffano, a Sestri Ponente, a Roma (aula del Senato), a Firen­ze (Palazzo Vecchio e a Santa Croce), a Tricase, a Biella, a Stradella, a Maglie.
   Il suo Fanfulla è ammirato nell'esposizione universale di Parigi del 1878.
Si spegne a Lecce il 2 aprile 1938.
Opere (figoline):

Busto di G. Brunetti, collocazione ignota;
Ritratto del padre (terracotta, 1854), collezione privata, Ruffano;
Ritratto del Barone Sozi Carafa (terracotta, 1854);
Molière (terracotta, 1872), Archivio fotografico privato, Lecce;
Busto di Antonio Piccirilli (terracotta, 1878), Museo diocesano, Trani (Bari);
Ritratto (Busto in terracotta, 1895) esposto all'Esposizione Belle Arti "Feste arte e fiori" di Firenze, 1896 - 98;
Ritratto di Ubaldino Peruzzi (busto in terracotta, 1895) esposto all'Esposizione Belle Arti 'Feste arte fiori" di Firenze, 1896 - 1898;
A chi scrivi ? (busto in terracotta, 1919) originale del bronzo conservato nel Mu­seo Provinciale di Lecce, collezione privata, Ruffano;
Ritratto del sott. Benedetto degli Atti (gesso, 1879), collezione privata, Guagnano (Lecce);
Monumento a Vittorio Emanuele II (gesso, 1879);
Michele di Landò (statua in gesso, 1893-95), originale da cui fu fusa quella bronzea di Firenze, Castello di Carlo V, Lecce.

Ermanno Inguscio

Tratto da "La Civica Amministrazione di Ruffano 1861-1999" di Ermanno Inguscio, Congedo Editore, Galatina 1999.

 
     
  Antonio Bortone e la Provincia di Lecce  
     
 

   Di Ippazio Antonio Bortone (Ruffano, 1844- Lecce 1938) si occupa, già nel peri­odo 1861 - 1876, la Provincia di Terra d'Otranto, che concede all'artista diversi riconoscimenti. Di lui si fa menzione nelle Delibere della "Deputazione provinciale" del novembre 1863, da parte del Consiglio il 12 dicembre 1865, quando Nicola Mas­sa riferisce in consiglio, il 5 dicembre 1867, che Dupré «aveva rilasciato lusinghieri attestati all'artista salentino»29.
   Il 16 dicembre 1867, su proposta di Alessandro De Donno, la Deputazione com­missiona all'alunno signor Bortone un blocco di marmo per ricavarne una statua a Garibaldi; il 24 settembre 1868, il Consiglio gli commissiona un'opera in marmo, rappresentante Giulio Cesare Vanini; il 12 ottobre 1870 gli affida un busto in marmo di Scipione Ammirato; nel 1872 il busto di F. Milizia.
   Per il periodo 1887 - 1902, il Comune di Lecce accetta un suo bozzetto per il monumento a Castromediano, concorrendo alle spese, 1' 11 gennaio 1900, il Consi­glio provinciale. Il 24 aprile 1904 il Consiglio decide di aumentare il sussidio al Bortone, per il suo monumento a Castromediano, già pronto. E per il monumento ai Martin d'Otranto il Consiglio concede ancora contributi il 13 gennaio 1910, il 20 e 13giugno 1911 e il 12marzo 1913.Per il 1914- 1922, Antonio Bortone viene eletto all'unanimità dal Consiglio provinciale Ispettore delle Scuole d'Arte, sussidiate dalla Provincia (111).

Ermanno Inguscio

Tratto da "La Civica Amministrazione di Ruffano 1861-1999" di Ermanno Inguscio, Congedo Editore, Galatina 1999.

 
     

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