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Cappella di Santa Maria ad Nives |
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La cappella di S. Maria ad Nives di Rullano volgarmente detta della «Madonna di Zoccalìo» o dello «Zunculu», dalla contrada in cui sorge(1), «lontana dal paese circa 500 passi verso Borea»(2), di origine bizantina, riportata nell'elenco delle più note chiese bizantine del Salento col titolo di «S. Maria di Zunculu», accanto a S. Daria (S. Dana), S. Eufemia di Specchia, S. Maria di Gallano, S. Maria del Reto (in Barbarano), S. Maria di Pozzomauro (in Presicce), S. Maria di Vereto (Patù), S. Maria dei Panelli in Celsorizzo (Acquarica)(3), S. Maria della Scala (Alessano), S. Nicolò Cazzaferri (Ugento), S. Giorgio di Fano (Salve)(4), attesta in Ruffano l'antico culto per la Madonna della Neve, presente in molti paesi di Terra d'Otranto e in particolare a Neviano, un paese sin dai tempi antichi definito «innevato» a causa della sua posizione topografica, sulla cui bianca coltre, quale habitat naturale, volle posare leggero il piede la Madonna della Neve come recita un'antica preghiera: «al tempo dei nostri padri, hai voluto fermarti in questo luogo per essere sempre guida e conforto per coloro che, nel cammino in questa valle di lacrime, cadono ma vogliono rialzarsi»(5).
L'antica cappella di Zoccalìo (XIII sec), ad unica nave coperta a tegole con cannicciata, aveva a fianco una camera per l'oblato e un giardino retrostante. All'interno aveva degli affreschi di scuola bizantina (ne restano ancora due in pessimo stato e forse malamente restaurati), un altare in pietra (rifatto poi nel Settecento) e un'acquasantiera, pure in pietra, scolpita.
Grancia della parrocchiale «S. Foca» di Rullano(6), la cappella, di rito greco, dovette essere nell'arco dei secc. XIII-XV punto di riferimento per le popolazioni sparse per le campagne a nord del paese, ma la sua vita religiosa si protrasse per tutto il Settecento con la presenza di un oblato, al quale si deve la sopravvivenza di alcuni neonati abbandonati (esposti) davanti alla porta della cappella: un bambimo nato nel 1758 (infantem depertum in cappella S. Maria ad Nives vulgo dieta Zoccalio), cui fu imposto il nome di Antonio; e una bambina nata nel 1762 (infantem depertam in cappella S. Maria ad Nives sita et deposita in feudo dicti Ruffani), cui fu imposto il nome di Marina)(7).
Lambita dall'antico bosco Belvedere, a poca distanza da una sorgente d'acqua e da un vasto acquitrino, posto ideale di caccia alle folaghe preferito nel seicento dal barone Francesco Filomarino, la cappella, fino ai primi del Novecento, è stata méta di pellegrinaggi nel giorno della festa della Madonna della neve (5 agosto) con sagra campestre e cuccagna(8).
Ristrutturata sul calare del Settecento, e successivamente restaurata nelle forme attuali dal dott. Vincenzo Follo, la cappella oggi è di proprietà della famiglia Zappatore
Aldo de Bernart
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Note |
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1 Cfr. Mons. G. Ruotolo, Ugento Leuca Alessano, Ed. Cantagalli, Siena, 1952, p.
260.
2 Cfr. Visita Pastorale di Mons. T. de Rossi, 1711, in A.D.U. (Archivio Diocesano Ugento).
3 M. Berger - A. Jacob, Un nouveau monument byzantin de Terre d'Otrante: la chapelle
Saint Nicolas de Celsorizzo, près d'Acquarica del Capo, et ses fresques (an. 1283), in:
Rivista di studi bizantini e neoellenici, 27 (1990), pp. 211-257.
4 Cfr. C. SlGtJUZZO, Leuca e i suoi collegamenti nel basso Salento, in «Nuovo
Annuario di terra d'Otranto», Galatina, 1957, p. 75.
5 Cfr. A. de Bernart, Neviano, Galatina, 1989, pp. 89-90.
6 Cfr. A. de Bernart, La confraternita del Buon Consiglio di Ruffano, Galatina, 1989.
7 Cfr. Registri dei battezzati, in A.RR. (Arch. Pair. Ruffano).
8 Al culto di S. Maria della Neve, introdotto in Roma in seguito ad una straordinaria
nevicata da papa Liberio (352-366), è fatto cenno in: Antonio Brigante, La cappella
della Madonna del Ponte, Acquarica del Capo, 1988, pag. 23. |
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Tratto da "Notizia su S. Maria ad Nives di Ruffano" di Aldo de Bernart, in "Studi di Storia e Cultura Meridionale“, Grafiche Panico, Galatina 1992. |
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Cappella Madonna della Neve |
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I pellegrini diretti alla "perdonanza" al santuario di Leuca, scendendo dalle serre di Supersano e Ruffano per la "via misteriosa", sostavano, alle porte di Torrepaduli, nella cappella di S. Maria ad Nives (della neve), detta Madonna di Zoccalio o Zunculu dalla contrada rurale in cui sorge.
Retta fino al calare del Settecento da un oblato, alle cui cure la storia registra la salvezza di due "esposti" che erano stati abbandonati
in quella chiesetta: "1758, infantem depertum in cappella S. Maria ad Nives vulgo dieta Zoccalio, nome imposto: Antonio; "1762, infantem depertam in cappella S. Maria ad Nives sita et deposita in feudi dicti Ruffani, nome imposto: Marina ".
cfr. A. de Beniart - M. Cazzalo - E. Inguscio: "Nelle Terre di Maria d'Eiighien - Torrepaduli e San Rocco " - Congedo Editore 1995. |
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II titolo Mariano Madonna della Neve
affonda le sue radici nella storia del popolo romano.
Una miracolosa nevicata avvenuta la notte del 5 agosto 356 sul colle Esquilino diede l'origine del nome di S. Maria della Neve. Il giorno successivo il Papa Liberio tracciò nella neve con il suo pastorale il perimetro di una grande basilica che poi sarebbe sorta col nome di S. Maria Maggiore.
L'antichissima immagine della Madonna della Neve, detta anche Salus Populi Romani, per i numerosi prodigi operati in favore del popolo romano, si venera nella Cappella Paolina all'interno della Basilica Liberiana ed è per tradizione attribuita all'evangelista san Luca, che fu anche pittore e medico.
La Madonna aveva scelto nella neve il simbolo della purezza vivificante.
Prof. Mimmo Craps
Tratto da "Pizzica, che festa! San Rocco 2003", di Don Rocco Zocco, Tipografia "A.Inguscio", Ruffano, 2003.
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