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- storia di ieri e. di oggi -
Visitavi ecclesiam dictam S. Mariae della Finita iuxta cenobium Capuccinorum in qua adest altare cimi imagine S. Mariae depictae in parie/e et cimi puero Jesu in manibus.
Così inizia la visita pastorale alla piccola chiesa, che mons. Tommaso de Rossi compie il 1711.
La chiesa, quindi, sorgeva poco distante dal secentesco convento dei cappuccini, e sull'altare era affrescata la Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù.
Il piccolo tempio, che insisteva sul suolo dell'antico cimitero, era di rito greco (greco more) e dipendeva, quale grancia, dalla chiesa matrice (grancia matricis ecclesiae). Era dedicato all'Assunzione della Beata Vergine (tanto che la festa si celebrava il 15 di agosto con grande partecipazione di popolo - magno populi concursu -), ma volgarmente la chiesa era indicata e conosciuta col titolo di S. Maria della Finita perché chiudeva, all'epoca, i confini del paese a sud-ovest, che dal Quattrocento al Settecento si era allungato da nord a sud sulla direttrice della Via di Mezzo, tracciata dal barone Jacopo dell'Antoglietta e successivamente prolungata dalla figlia Arminia, andata poi sposa al successivo barone di Ruffano, Ferrante del li Falconi. Ma la chiesa di S. Maria della Finita, visitata il 18 giugno 1711 da mons. de Rossi, non era più quella quattrocentesca che aveva raccolto le preghiere, le ansie e la devozione di una sparuta popolazione, che dal Tre al Quattrocento si era inurbata abbandonando la campagna di pari passo con l'abbandono da parte dei Calogeri di S. Basilio delle chiese cripte di S. Angelo e del Crocifisso, per via del passaggio dal rito greco a quello latino ad opera dei benedettini, e per le mutate condizioni storiche con l'avvento degli angioini, bensì quella fatta restaurare agli albori del Settecento dalla pietas di Anna Bastato, principessa di Ruffano per via del matrimonio con Francesco d'Amore, marchese di Ugento, e principe di Ruffano dopo la morte di Carlo Brancaccio, principe del feudo nobile di Ruffano, Cardigliano e Torrepaduli. La pia donna aveva voluto pure dotare la piccola chiesa dei paramenti sacri e di un calice (principissa Ruffano vestimenta et calicem donavit).
Sarà, quello della principessa, l'unico vero restauro di quella antichissima chiesa, visto che non compare nel progetto del 1841 per l'ampliamento dell'annesso cimitero, al fine di allargarlo e di destinare uno spazio per la sepoltura dei bambini deceduti senza battesimo. Solo dal 1872 al 1879, il sindaco Pomponio d'Urso lancia ripetutamente un grido d'allarme, raccolto dall'ing. Rocco Pasanisi di Torrepaduli che, gratuitamente, redige un progetto dettagliato per salvare la fabbrica ridotta a rifugio di animali e a deposito di rifiuti, per l'importo di spesa di L. 315,95. Poi il silenzio, fino alla prima metà del Novecento quando la chiesa e il cimitero annesso vengono distrutti, senza la memoria di una stele a ricordo di una chiesa e di un sepolcro degli antichi Ruffanesi.
Il ricordo di quell'antica chiesetta l'Associazione Amici della Tradizione Popolare, che tra i suoi fini ha anche quello della memoria storica, ha voluto, nel terzo millennio, rinverdire dedicando la nuova chiesa della Masseria Mariglia (dove sorge la Città della Domenica) a S. Maria della Finita Novella, quasi a segnare un nuovo confine questa volta non geografico ma di vita spirituale e sociale, di amicizia, di accoglienza. Mai questa masseria secentesca, che trae il toponimo dalla famiglia che l'ha posseduta per oltre due secoli, ha avuto tanta notorietà e tanto splendore, neppure all'epoca del Magnifico Lazzaro Mariglia senior, intestatario, già a metà del Settecento, di vasti possedimenti di terreno agricolo tanto da assumere il toponimo di loco detto li Marigli.
Oggi, nella masseria Mariglia, non si sente più il latrato di cani, lo starnazzìo di oche, il muggito di mucche, il belato di capre, il profumo di ricotta fresca nelle fische di giunchi; non ci sono più i camini sempre accesi in cucine annerite, o i paiòli fumanti ricolmi di latte; né s'ode più il tamburello che ritma la danza delle fanciulle a piedi nudi sull'aia, nelle illuni notti agostane, sotto una grandinata di stelle! Ma snti ancora il profumo del timo, del mirtillo e della resèda lutea, la pianta dai fiori giallo oro della ginestra tinctoria, che il viaggiatore svizzero Carlo Ulisse de Salis Marschlins annotò nel suo diario di viaggio, quando nel lontano 1789 visitò Ruffano: al sommo dì una di queste colline è situato il paese di Ruffano dove la maggior parte dei contadini vestono abiti di certa stoffa di lana gialla, manifatturata sul posto e colorata con resèda lutea, che non solo cresce rigogliosa in quei dintorni, ma è divenuta oggetto di coltivazione in considerazione della sua utilità.
La novella chiesa di S. Maria della Finita è stata edificata su progetto del geom. Antonio Pistone, la cui breve vita non gli ha consentito di vederla finita e benedetta. L'Associazione Amici della Tradizione Popolare, di cui è stato peraltro socio fondatore, ne tramanda però il nome in una lapide ricordo:
D.O.M.
QUESTO TEMPIO
EREDE DEL PIÙ ANTICO A S. MARIA DELLA FINITA DEDICATO
L'ASS. AMICI DELLA TRADIZIONE POPOLARE VOLLE
IL PARROCO NICOLA SANTORO ISPIRÒ
IL GEOMETRA ANTONIO PISTONE
PROGETTÒ IL VESCOVO VITO DE GRISANTIS BENEDISSE - 22 MARZO 2001 -
Nella fabbrica, il progettista ha inteso lasciare l'impronta di una sua concezione architettonica ed escatologica che va oltre il tempo e oltre il luogo: di qui l'impatto con l'habitat che risulta a prima vista antitetico, quasi di superamento o di oblio di certi canoni, di certe ambientazioni, di certi archetipi. Ma, nella sua opera, Antonio Pistone, da cattolico praticante, ha inteso creare un angolo di pace per l'accoglienza e la protezione del pellegrino (forse anche di se stesso, pellegrino per breve stagione), che cerca rifugio sotto l'ampio pronao a capanna, con i grandi spioventi ad ali abbassate, ma pronte ad aprirsi come grandi vele al vento per un viatico di preghiera verso il Cielo. Ali protettive, che richiamano l'ardore salvifico del vescovo salentino don Tonino Bello quando invoca: dammi Signore un'ala di risenva!
Sul tetto svetta un campanile a linee spezzate, sormontato da una Madonnina che sovrasta una bifora trapezoidale dove il battaglio di una campana, alla brezza serotina del Mocorone (toponimo della Serra su cui sorge la Masseria Mariglia), manda lontano nella sottostante vallata la squilla dell'Ave Maria.
Aldo de Bernart
Tratto da "La chiesa di S. Maria della Finita a Ruffano", di Aldo de Bernart, Tipografia "A.Inguscio", Ruffano, 2001.
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