Carmelo Arnisi  
     
 

   Nel 2003, è stato pubblicato da Congedo, per la Collana “Biblioteca di Cultura Pugliese, il volume  “Carmelo Arnisi, un maestro-poeta dell’800”, sulla figura di questo intellettuale ruffanese, vissuto a cavallo fra i due secoli Ottocento e Novecento, che, fino ad allora, era poco conosciuto. Questo libro, a cura di Aldo de Bernart, Ermanno Inguscio e Luigi Scorrano, è stato pubblicato con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Ruffano e su impulso della Pro Loco e dell’allora suo Presidente, prof.Cosimo Conallo che, nell’Introduzione, sottolineava come fosse giustamente ormai tempo di riscoprire la figura di questo poeta ruffanese, a cui a Ruffano è stata anche intitolata una via e intorno al quale non era mai stato fatto uno studio organico come in quell’occasione.Nel primo saggio, “L’Arnisi e il suo tempo”, Aldo de Bernart fa uno spaccato della società, della politica, dell’arte scultorea, pittorica ed architettonica del tempo in cui visse l’Arnisi, le sue fonti di ispirazione, le sue frequentazioni con i maggiori protagonisti della cultura salentina dell’epoca ed anche con gli esponenti della nobiltà locale. Il secondo saggio, “La biografia”, a cura di Ermanno Inguscio, ripercorre le tappe fondamentali della vita del poeta, la cui salute fu minata fin dalla giovane età da una persistente forma di tosse convulsa; l’infanzia serena trascorsa a Ruffano, il suo lavoro di maestro elementare, l’amore per la cultura, la collaborazione con alcuni giornali dell’epoca, come Il Corriere meridionale, diretto da Nicola Bernardini, e la Cronaca letteraria, diretta da Giuseppe Petraglione; gli inverni a Ruffano e le estati trascorse a Leuca, ospite nelle ville delle famiglie Daniele, Castriota, Fuortes. Molto ben disposto nei confronti degli amici, come il segretario comunale Donato Marti, le famiglie Castriota- Scanderbeg, Pizzolante -Leuzzi, Villani- Licci, era invece tagliente e fortemente sarcastico nei confronti degli usurai, che egli definì “vampiri sociali”, degli operatori di banca, “illustri parassiti”, e degli ipocriti. Morì, nel luglio del 1909, spossato da una forma grave di polmonite, a soli 49 anni. Nel terzo saggio, “Sui versi di Carmelo Arnisi”, Luigi Scorrano fa una attenta analisi dell’opera “Versi”, unica inedita dell’Arnisi, e dei manoscritti lasciati dal poeta e non pubblicati. Viene fuori il ritratto di un autore che si può ascrivere al filone della poesia sentimentale dell’Ottocento, influenzato da Leopardi, D’Annunzio, Pascoli, Carducci, dei quali trascrive molte poesie note e meno note. La poesia dell’Arnisi è caratterizzata da toni intimistici, gioie familiari, amore deluso, spesso tristezza e ripiegamento su se stesso; è costante, nelle sue liriche, la presenza della morte. Nell’opera non data alle stampe, che il curatore chiama “Versi 2”, per distinguerla da quella pubblicata, chiamata “Versi 1”, compaiono altri motivi e fonti di ispirazione, come la natura, l’amor di patria, l’attenzione al sociale, gli scherzi nei confronti degli amici, soprattutto la sua terra natale, Ruffano. Anche se non vi è una vera e propria connotazione locale nell’opera dell’Arnisi, che voleva evitare la dimensione municipalistica ed una caratterizzazione estremamente regionalizzata, come teorizzava il Verismo, movimento letterario che si era imposto sul finire dell’Ottocento; nonostante questo, emerge comunque dalla sua opera tutta la salentinità del poeta e il suo attaccamento alla terra natale. Un altro tassello, dunque, con la  riscoperta  di questo poeta tardo romantico, va ad aggiungersi al  variegato mosaico della intellighenzia ruffanese che ha prodotto, nei secoli, personaggi illustri come, per citare solo i maggiori, Saverio Lillo,  Antonio Bortone  e Pietro Marti.

A cura di Paolo Vincenti

 
     
 
 
     
  Carmelo Arnisi (Ruffano, 1 novembre 1859 - 3 luglio 1909)  
     
 

Carmelo Arnisi (Ruffano, I novembre 1859- 3 luglio 1909). Carmelo Amisi, «poeta gentile», come lo definisce F. D'Elia, nasce a Ruffano il 1 novembre 1859, da Nicola e Maria Stasi, che sempre idolatra nella vita e nella sua ispirazione lirica. Ha un'unica sorella, Addolorata, andata poi in sposa a Luigi Quarta-Guidotli, che ritro­viamo segretario comunale in Ruffano .
Il ragazzo, d'indole mite e melanconica, dimostra ben presto attitudine allo stu­dio, sebbene sia gracile di costituzione fisica, che lo porla infelicemente ad una permanente condizione di ammalato, cui non sfugge il presagio della propria fine. Studia per diventare maestro, conseguendo in un primo tempo la patente di Maestro di scuola elementare di grado inferiore, il 24.11.1881 (37) e poi, il 14 dicembre 1904, il diploma di Abilitazione all'insegnamento elementare (38).
Esercita il nobile compito di educazione della gioventù sempre nella città natale, nominato per la prima volta il 4.10 1882, confermato sino al 1890. Viene nominato «Maestro a vita», il 7 gennaio 1891, con delibera di uno stipendio annuale di lire ottocento, in seno al Consiglio Comunale cittadino.
Nella sua vita, minata da una malattia polmonare che finisce col portarlo a quaranlanove anni alla conclusione della sua esperienza terrena, oltre agli affetti familiari, l'amore per il bello, per la natura e per la professione docente, si occupa, a suo modo, di attività che in qualche maniera coinvolgono gli strati meno abbienti della città, analfabeti, operai, artigiani, conladini, visti, forse, anche da un punto di vista paternalistico. Ciò gli fa conseguire riconoscimenti di Enti diversi, olire alla riconosciuta capacità lirica di comporre versi, spesso pubblicati sulle pagine di diversi giornali salenlini.
Egli viene nominato dunque «socio onorario dell'Unione Operaia - Umberto I della Società di Mutuo Soccorso di Napoli e fuori» (con diploma del 27 giugno 1893) in qualità di autore di pregevoli versi in Ruffano (39); diventa «socio onorario della Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai di Arte Ceramica di Napoli», (diploma del 30 giugno 1893), «per l'opera da lui prestata al miglioramento delle classi lavoratri­ci.. .»; è nominato «socio onorario della Società dell'Arte Drammatica Comico-Musicale di Napoli» (diploma del 3 luglio 1893),u; viene nominato «socio effettivo d'onore» per le pregevoli poesie contenute in un prezioso volumetto Versi, in seno all'Accademia "La Stella d'Italia" - Chieti (diploma dell' 11 gennaio 1894)-".
Nel suo personale brogliaccio su cui egli trascrive un centinaio di brani poetici molti dei quali pubblicati sui maggiori giornali salentini , abbiamo gustato la nitida calligrafia, abbiamo riscontrato una vena artistica di notevole spessore che gli fa raggiungere punte di sicuro lirismo, miste all'amore per la vita, per la giovinezza, per la natura, per gli affetti specie quello ancestrale per la madre e dei pochi amici affettuosi.
Alla sua morte, in un accorato necrologio sul "Corriere Meridionale" così scrive F. D'Elia: Anima nobilissima d'artista, Carmelo Amisi s'era sollevato al di sopra della volga­re schiera dei poetucoli che infestano il bealo suolo d'Italia [...] Concentrava le sue idealità nel piccolo mondo delle cose intime e domestiche | ...J la mamma sua, per cui egli soltanto scriveva, la sua casetta, il suo romantico paese, le disillusioni d'un amore perduto, erano la materia dei suoi versi gentili, nei quali esuberantemente profondeva l'affettuosità del suo nobile cuore, ombrata sempre da un velo di dolce malinconia, da un senso di amaro scetticismo che un forte disinganno gli avevano procuralo [...] (42).
Si sofferma così l'articolista, nel descrivere il carattere del poeta, su aspetti speci­fici dell'indole dell'Amisi e del suo modo, disperatamente attaccato alla vita, di porsi in relazione con i suoi simili e le creature del creato:
[...] (Egli) era un solitario [...] ogni giorno, dopo le magre soddisfazioni della scuola elementare, si chiudeva nello studio della sua romantica casella, ombreggiata dagli alberi del villino che la circondava e lì pensava, sognava, scriveva, fantasticava [... | andava ad ispirarsi nei vicini poggi, ove primeggia il pittoresco Mucorone, sempre solo e pensoso, con gli occhi vaganti nell'alto, con la mente che inseguiva idealità che gli sfuggivano [...]Temperamento mite, un'anima candida, una squisita tempra d'artista cui sbocciavano nel cuore spontaneamente le rime, come fiori campestri

Si fa inoltre esplicito riferimento alla silloge di brani poetici , pubblicata nel volumetto dal titolo Versi con i tipi dello Stabilimento Lito-tipografico Luigi Lazzaretti e Figli, in Lecce, 1893, spinto dal premuroso affetto ed estimatori a lui vicini: «Dalla pubblicazione dei suoi Versi traspare la modestia grande del poeta che non era mai soddisfatto di ciò che scriveva...».
Il poeta infatti teme sempre di non sapere presentare con veste adeguata «i fanta­smi che gli si affacciavano alla mente; riusciva però sempre a fermarli in strofe linde, pure, eleganti, spontanee, veramente gentili...»" (45).
Al suo funerale numerosissimi sono gli amici, gli ex alunni, amministratori, colle­ghi, tra cui intervengono con parole toccanti i prof. Filograna e Francavilla. Facoltose famiglie del posto, notano le cronache del tempo, e di altri paesi vicini inviano molte carrozze per fare degna scorta al feretro, accompagnato mestamente all'estrema di­mora.
Nel primo brano, //; Alto, il poeta, rivolgendosi al noto scienziato Cosimo De Giorgi, la cui frequentazione si rende possibile nell'avita dimora di Casa Leuzzi, ricorda la sublime importanza della poesia, che permea sì ogni vicenda umana, ma che la trascende, riportandola nel contesto più alto della creatività del pensiero e dell'atte; nel secondo brano, l'Amisi si rivolge ad un "aratore", figura emblematica del contesto ancora agricolo nella Rullano di fine secolo XIX ed in quello egli riscopre "memorie amiche" d'una estrazione sociale modesta, ma fortemente legata alla sua specificità culturale, che gli permette di appagare il suo "superbo cuore". Nel terzo sonetto, Fra i campi, il poeta inneggia a Ruffano, definito con accenti accorali «villaggio mio», immerso tra «ulivi scintillanti al sole, boschetti dai verdi allacciamenti», che adorna di fiori le fanciulle e corrobora con la forza del vino i pensieri annebbiati dei vecchi, che a tutti permette di sfamarsi con il pane, prodotto dalle spighe ondeggianti, negli ubertosi campi infuocati dal sole, della terra salentina.

8.3.6. Sonetti inedili di C. ARNISI
In Alto
(All'amico Prof. C. De Giorgi.)

Assorto ne' fantasmi luminosi
De l'arte, io vado ognor lieto e sereno,
né mi turbano i rettili insidiosi
che su' miei passi schizzano veleno.

Io seguo i miei fantasmi d'animoso
Ai lor vanni m'attacco; e sciolto il freno
A l'estro, salgo in alto in alto, e poso
dove non giunge più livor terreno.

Poso su l'ardue vette ove sorride
La bellezza immortale, ove l'amore
E pura dgioia, non velen che uccide;

su le vette sublimi ove più terso
si fa il pensiero e più s'accende il core
ne la potente melodia del verso,
(datato in calce: 7-1893).

Ad un aratore
Regna sui campi ancor l'estate ardente
E tu, o villan, benché il meriggio è pieno
Laborioso ognora e previdente
Per la nuova stagion solchi il terreno.

Ne la pace del cuore e de la mente
Immune d'ogni social veleno,
lavori finché il dì te lo consente,
poi torni lieto a la famiglia in seno.

Anch'io guidato da memorie amiche
Anch'io lavoro in un campo di memorie amiche;
ma tu cogliendo le mature spiche,

Satolli i bimbi ed il vecchio genitore,
mentr'io col frutto de le mie fatiche
appago appena il mio superbo cuore
(datalo in calce: 9- 1896)

Fra i campi.
O del villaggio mio colli ridenti,
Sparsi d'ulivi scintillanti al sole;
o d'aria pura libere correnti
profumate di timo e di viole;
o boschetti dai verdi allacciamenti
dove l'augelli intessono carole;
come son dolci i vostri allettamenti,
come son dolci le vostre parole!

E chi potrà mai dir quali favori
Voi concedete a l'uom, quali ricchezze?
Il vino ai vecchi, a le fanciulle i fiori,

a tutti il pane che la vita allieta;
e quanti sogni poi, quante dolcezze
serbate pel mio cuore di poeta!
(datato in calce: 11 1895).

Note
37 Cfr. Archivio Privato, Ruffano, "Ministero Pubblica Isiruzione, Roma*', b. 1 "C. Amisi", "Paien-te di Abilitazione all'insegnamento elementare. 24.11.1881".
58 Cfr. Idem, b. 2 "Diploma di Abilitazione aH'insemiamenio elementare, 14 dicembre 1904". » Ibidem. 40 Ibidem. 11 Ibidem.
42 F. D'Elia. La scomparsa di un poeta, in "Corriere Meridionale", 6 luglio 1909. p. 2.
43 Ibidem.
44 Ibidem.
45 Ibidem.

Ermanno Inguscio

Tratto da "La Civica Amministrazione di Ruffano 1861-1999" di Ermanno Inguscio, Congedo Editore, Galatina 1999

 

 
     
     
     
     

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