Chiesa di San Francesco D'Assisi e Convento dei Cappuccini  
     
 

   Quattordicesimo, nel Salento, per data di fondazione, il convento dei cappuccini di Ruffano nasce nel 1621, dopo Galatina (1544); Nardò (1569); Lecce (1570); Tricase (1578); Salve 1579; Casarano (1582); Gallipoli (1584); Corigliano d'Otranto (1587); Copertino (1592); Otranto (1594); Scorrano (1600); Galatone (1601); Disò (1614). (1)
La data di fondazione è attestata dal cappuccino P. Salvatore da Valenzano, (2) e la stessa data è riportata da Fra Primaldo Coco dei frati minori (3) e confermata da P. Marco da Nardo, che fu guardiano del convento di Ruffano nel 1650 e che ci ha lasciato una esauriente nota che testualmente suona:

"Il convento dei frati minori cappuccini della terra di Ruffano, diocesi di Ugento della Provincia d'Otranto, situato fuori di detta terra, nella strada pubblica, lontano dall'abitato duecento passi in circa, fu fondato col consenso dell'Ordinario l'anno milleseicentoventuno 1621 ad istanza dell'Università e del quondam Sig. Francesco Filomarino, barone della suddetta terra di Ruffano, fabbricato con elemosine indifferenti e legati pii, eretto secondo la povera comunità cappuccina con celle sotto e sopra ventisei. Ha la chiesa sotto il titolo del no­stro Serafico S. Francesco. lì detto convento coll'orto contiguo è della sede apostolica, sì per non aversi ninno riserbato il dominio, sì anco per essersi fabbricato, ut supra di elemosine indifferenti e legati pii.
Non possiede entrate perpetue ne temporali, ne altra proprietà di beni stabili. Vi abitano al presente di famiglia frati n. undici, sì bene detto monastero ne mantiene dodici. Gli frati sono sacerdoti n. 5 un chierico, e cinque laici professi, N.N. ecc. i quali si sostentano con elemosine somministrate dalla pietà dei popoli e terre circonvicine. Non ha il detto convento nessun peso di messe, o di anniversari perpetui o temporali; ne meno detto convento ha debito di parte alcuna ne annuo, ne temporale.
      Ruffano, 29 gennaio 1650.
      P. Marco di Nardò, sacerdote e guardiano di detto Convento.»

   Il Tasselli riporta la data di fondazione al 1620, ma forse il millesimo si riferisce alla data di inizio della co­struzione. (4)
   L'opera fu patrocinata da tutta la popolazione di Ruffano e, in particolare, dal barone del tempo Francesco Filomarino.
   Cotesto barone aveva acquistato il feudo di Ruffano, al tempo marchesato, nel 1607 da Gian Ferrante delli Fal­coni per 73.000 ducati. Smanioso, come tutti i feudatari dell'epoca, di ospitare nel suo feudo un ordine religioso, da uomo pio qual era, volle rendersi promotore in Ruffano della fondazione di un convento dei frati francescani, emulando quel Gurello Filomarino, suo congiunto, che nel 1582 aveva patrocinato la fondazione del convento dei cappuccini di Casarano e, verosimilmente, sulla eco ancora non spenta delle opere di bene in favore del popolo che il cappuccino Fra' Cherubino andava profondendo nel suo convento di Salve fin dal 1579.
   Per la costruzione della fabbrica il barone Filomarino si addossò il grosso della spesa, in confronto del ricavato proveniente da alcuni legati pii e dalle offerte del popolo, che pur rispose in modo soddisfacente.
   Ma il munifico barone non potè però godere a lungo della pace di quel convento, che a distanza di cinque anni dalla sua fondazione, nel 1626, fu costretto a vendere il feudo di Ruffano, ad istanza dei creditori, al principe Ri­naldo Brancaccio per 50.500 ducati.
   Della munificenza di alcuni baroni nella fondazione delle case francescane non è certo quello di Ruffano un caso particolare. P. Benigno Perrone, che compiutamente ha trattato la fondazione dei conventi della Serafica Riforma di S. Nicolò in Puglia, scrive in proposito:
   "Sempre dal punto di vista delle origini, nonostante queste differenze, i conventi francescani, nella loro globalità, costituiscono la documentazione della generosità di alcuni benefattori. Da tale ottica non sussistono discriminazioni. Come gli Orsini fondarono o donarono i complessi architettonici di Galatina, di Gallipoli e di Taranto, così gli Albricci costruirono le dimore religiose di Salice e di Mesagne, i Castriota edificarono S. Maria di Casole presso Copertino, la famiglia Drimi innalzò la casa di Lecce, Antonio de Roccio e David I Imperiali donarono il convento di Francavilla Fontana, Domenico De Consulibus e Bartolomeo De Cimbrone si resero benefattori della residenza di Cassano delle Murge, tutti "luoghi" della Regolare Osservanza. Analogo discorso vale pure per spiegare la fondazione delle case direttamente innalzate dalla Serafica Riforma. Così Filippo Antonio De Cito a Presicce, la famiglia Furetti a Valenzano e il principe Nicolò Sergio a Pulsano si qualificarono come fondatori di conventi e di chiese e quindi come benefattori dei padri riformati. Uguale ragionamento va condotto per le università. Infatti, le civiche amministrazioni, pervase dall'entusiasmo religioso, a volte collaborarono con i signori nel sostenere i piani finanziari di fon­dazione  degli  edifici  minoritici." (5)

La fondazione del convento di Ruffano rientra in quest'ultima casistica.
   Esemplato sui modelli edilizi previsti dai canoni dell'ordine religioso di S. Francesco, il convento di Ruffano  assomiglia  a tutti gli altri dei frati minori per la disposizione delle celle (ne aveva  26), dei corridoi, della cucina, del refettorio, nonché per la presenza dell'orto e del chiostro quadrato, a grande arcate a tutto sesto poggianti su grossi pilastri senza modanature, impreziosito però da due meridiane. che scandivano il tempo con il levarsi e coricarsi del sole.
   In questo convento, ampliato nel 1761 con la costruzione di una sala per la biblioteca, (6) al primo piano, si insediarono nel 1621 i frati cappuccini.
Quale influsso abbiano esercitato i poverelli di S. Francesco sulla popolazione seicentesca di Ruffano è facile immaginarlo. Il popolo, vessato ed emarginato, si è subito riconosciuto in loro, nella loro povertà, nel loro lavoro, nella loro fede. Poi, col passar degli anni, li ha sentiti cittadini di Ruffano ed a loro ha affidato i propri figli per la prima istruzione.
   In questo convento soggiornerà il cappuccino P. Antonio da Ruffano, che nel 1611 aveva raccolto, per incarico del Provinciale dell'Ordine, le informazioni e deposizioni sulla santità di Fra Pacifico da S. Eufemia, predicatore cappuccino. La delicatezza e l'importanza dell'incarico lasciano chiaramente intendere in quale alta considerazione era tenuto il cappuccino ruffanese, quando si pensi che Fra Pacifico da S. Eufemia, al secolo Agostino D'Elia, nobile salentino figlio del barone Nicola D'Elia e di Marsilia Daniele da Lucugnano, nella sua breve vita, durata solo 37 anni, si era imposto per la sua santità non solo in Italia ma anche in Francia, dove, a Marsiglia, aveva sperato di cogliere la palma del martirio combattendo contro i calvinisti.
   Le notizie raccolte da P. Antonio da Ruffano, e con­servate presso l'Archivio di Stato di Milano, vanno sotto il titolo di "Raccolta della nascita, vita e morte del F. Pacifico da S. Eufemia, Predicatore Cappuccino". (7)
   In questo stesso convento si formerà P. Vincenzo da Ruffano, che sarà Provinciale dell'Ordine, a Napoli, nel 1809. Il governo di P. Vincenzo, quale Provinciale dell' Ordine, durerà però poco più di due mesi, a causa della soppressione napoleonica, e lo stesso P. Vincenzo si spegnerà nel 1816. (8)
   Il convento dei cappuccini dovette peraltro essere 1' unico faro di luce, l'unica scuola, l'unico cenacolo di cultura nella Ruffano del sei e settecento.
   Alla scuola dei cappuccini dovettero apprendere i pri­mi rudimenti del sapere, e forse avere una preparazione ad un certo livello, i figli della Ruffano-bene dei secc. XVII e XVIII. La cultura della società ruffanese in questi secoli è. infatti, all'avanguardia per uomini d'ingegno nel campo delle lettere, della filosofia, della medicina e del diritto. I Grassi, i Mogavero, i Giugni, i Villani, i Saetta, i D'Urso, i Monaco, i De Capo, i Giangreco, i Picchino, i Vallati, i Riccio, i Caroppo, i Miroccio, i Mariglia, i De Ruggeris, dovettero entrare in rapporti col cenacolo culturale dei frati cappuccini per quel processo di osmosi tra cultura laica e religiosa, sempre sentito in tutte le epoche. Non si dimentichi, peraltro, che le famiglie testé citate furono religiosissime e diedero i natali a molti prelati di chiara fama (Mogavero, Saetta, D'Urso, Giangreco, Piccinno) segno anche questo evidente della influenza dei frati nella formazione religiosa. Si tenga conto che nel 1711 Ruffano, che contava 1440 anime, aveva 40 sacerdoti,. 2 diaconi, 1 suddiacono, 23 chierici, 2 diaconi salviatici e 4 oblati, oltre naturalmente ai frati cappuccini, e si officiava in 20 chiese.
   Il convento fu soppresso nel 1861, dopo 240 anni di attività.

   Annessa alla dimora francescana, la chiesa, pur essa esemplata secondo i canoni e gli stili dell'ordine, con l' unica variante che sorge a destra e non a sinistra di chi guarda la fabbrica, è del 1621, quindi coeva del convento, ma fu consacrata il 30 agosto 1663 dal Vescovo Francesco Brancaccio e restaurata nella forma attuale nel 1773. La attestano due epigrafi: (9)

TEMPLUM CONSECRATUM DIE 30 AUGUSTI
AB EPISCOPO FRANCISCO BRANCATIO. A.D. 1663.
A.D. 1621 TEMPLUM HOC ERECTUM
PLASTICOQUE OPERE INSTAURATUM ANNO 1773

   L'ingresso ad arco a sesto abbassato, caricato della cantoria, immette in una sala rettangolare sfondata sulla destra da una nave affiancata, affacciantesi nella sala a mezzo di archi poggianti su grossi pilastri. Le volte, alte, a vela, dopo l'ingresso basso, corrono verso l'arco di trionfo, sovrastato dallo stemma dell'ordine francescano, che immette nel presbiterio dove campeggia il superbo retablo dell'altare maggiore che racchiude una pala dell'Assunta, imponente per dimensioni e aerea per impostazio­ne. Il tutto ottenuto in poca superficie, come nei canoni dell'ordine.
   Tanto simile alle chiese francescane di S. Antonio di Minervino di Lecce, di S. Francesco di Bitetto, di S. Antonio di Gioia del Colle, di S. Maria di Loreto in Mesagne, la nostra le sopravanza per grazia e delicatezza di linee, talché bene va definita "la bomboniera di Ruffano", pur tra i guasti in cui versa e i retauri necessari.
Quando ancora non c'erano gli artistici palazzi del centro storico: non il castello che è del 1626; non la chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine che è del 1709, non la chiesa del Carmine che è del 1713, questa chiesetta era l'unico gioiello architettonico di Ruffano, posta fuori del centro abitato, come nelle regole francescane, a pochi passi da un'altra chiesa, oggi distrutta, di S. Maria della Finita, così detta, appunto, perchè "sorgeva ai confini della terra di Ruffano.
   Sul titolo della chiesa francescana ve discordanza tra gli storici ed i cronisti: P. Marco da Nardò, che fu guardiano del convento di Ruffano nel 1650, la vuole dedicata al Serafico S. Francesco; mentre P. Salvatore da Valenzano e Fra Primaldo Coco, che sono gli storici ufficiali dell'ordine dei frati minori, la vogliono dedicata a S. Antonio da Padova.    Presumibilmente il titolo originario (S. Antonio) fu successivamente mutato in quello attuale (S. Francesco),  nella seconda  metà  del 1600, quando l'Università di Ruffano decide di  mutare il suo santo 'protettore da S. Francesco d'Assisi, qual era, a S. Antonio da Padova.
   La chiesa è dotata di sette altari, di nessun pregio, artistico, fatta eccezione per l'altare maggiore; che va sotto il  titolo  del SS. Sacramento, con tela di buona fattura e di vaste proporzioni, (sec. XVIII) raffigurante l'Assunta con la legenda Ottavius Ricius fieri fecit. Gli altri altari vanno sotto il titolo di:

  1. Altare di S. Antonio da Padova, con buona pala del Santo (sec. XVIII);
  2. Altare del Sacro Cuore, con tela del Sacro Cuore, di recente fattura. L'antica tela, pure del Sacro Cuore, an­dò distrutta durante l'incendio occorso all'altare in occasione del Santo Sepolcro, che in quella cappella veniva allestito;
  3. Altare del Crocefisso, con buona pala, (sec. XVIII) mal restaurata, con impressa l'arma gentilizia del donante, non decifrabile per la consunzione della tela;
  4. Altare di S. Francesco d'Assisi, con statua del Santo al centro del retablo e accanto, in pietra, due statue, di buona scultura, raffiguranti S. Francesco di Paola e S Antonio Abate.

   Della stessa fattura, altre due statue lapidee ai lati del presbiterio, raffiguranti S. Pietro e S. Paolo. Ancora quattro statue di santi in pietra lungo le paraste dell'altare maggiore e due tele, ai lati dello stesso altare, in cornu epistulae e in cornu evangeli, raffiguranti l'Angelo Custode e S. Michele Arcangelo. Altre tele, seicentesche, di scuola francescana, in precarie condizioni, si trovano nella sagrestia. Tra queste ultime, particolare attenzione merita una "Deposizione", bellamente incastonata in una cornice di pietra.

          5. Altare della Porziuncola, con buona pala (sec. XVIII);
          6. Altare di S. Fedele, con pala (sec. XVIII) raffigurante il Santo, firmata Lillo.
              Trattasi del pittore ruffanese Saverio Lillo.

   La chiesa, a buon diritto, dopo oltre tre secoli e mezzo dalla sua fondazione, è stata di recente (1980) eretta a parrocchia.

    NOTE

    1. P. Salvatore da Valenzano. I cappuccini nelle Puglie. Bari, 1926. p. 504.
    2. Valenzano, (da) op. cit. p. 147.
    3. Fra Primaldo Coco. I francescani nel Salento. Taranto 1928. Voi. II. p. 520.
    4. P. Luigi Tasselli. Antichità di  Leuca. Lecce,  1693. p. 485.
    5. P. Benigno F. Perrone. I conventi della Serafica Riforma di S.  Nicolò  in  Puglia  (1590-1835).  Galatina,  1981. Voi.  I.  p. 19.
    6. La biblioteca del convento dei cappuccini di Ruffano posse­deva 713 volumi, come si rileva da un elenco ms. del 1852, stilato sotto il governo di P. Enrico da Monte - Guardiano. Per la notizia, ringrazio l'amico Elio Pindinelli.
    7. Valenzano, (da) op. cit. pp. 244-45.
    8. Valenzano, (da) op. cit. p. 471.
    9. Valenzano, (da) op. cit. p. 147.

    Aldo de Bernart

    Tratto da "Il Convento dei Cappuccini di Ruffano", Estratto da N.O. - "Nuovi Orientamenti" A. XIII, n.75, di A. de Bernart, lug. - ago., 1982 - Gallipoli.

 
     
 
Vedute esterne della Chiesa di San Francesco D'Assisi e del Convento dei Cappuccini
 
     
 
 
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